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Vitamina D ad alte dosi nelle malattie autoimmuni: il protocollo Coimbra

05/11/2026 · PaleoSalus

Vitamina D ad alte dosi nelle malattie autoimmuni: il protocollo Coimbra

1Da dove nasce

Il protocollo prende il nome da Cícero Galli Coimbra, neurologo dell’Università Federale di San Paolo, in Brasile. Il suo gruppo tratta pazienti con sclerosi multipla e altre malattie autoimmuni con dosi molto alte di vitamina D3, abbinate a una dieta povera di calcio e a controlli del sangue regolari; i primi risultati sono stati pubblicati nel 2013. Oggi il protocollo è applicato anche fuori dal Brasile, da centri che si dichiarano certificati dal gruppo.

Nel precedente articolo sulla vitamina D abbiamo visto che integrare chi ha scorte adeguate non porta vantaggi su tumori, cuore e ossa, ma che lo studio VITAL ha trovato il 22% di malattie autoimmuni in meno con 2.000 UI al giorno. Il protocollo Coimbra parte da qui e va molto oltre.

2L’idea: la «resistenza» alla vitamina D

Secondo i medici del protocollo, in molte persone con malattie autoimmuni la vitamina D agisce meno del normale: per varianti genetiche dei geni che la trasportano, la attivano o la ricevono, oppure perché alcune infezioni bloccano il suo recettore. Con dosi normali l’effetto sul sistema immunitario non arriva; servono dosi abbastanza alte da superare il blocco (Lemke e altri, 2021).

È un’ipotesi plausibile: le varianti genetiche esistono e sono più frequenti in alcune malattie autoimmuni. Non è però dimostrata come causa: gli autori stessi la presentano come ipotesi, sostenuta dalla loro esperienza clinica.

3Come funziona

  • Dosi: stabilite paziente per paziente, nei casi descritti fino a 1.000 UI per chilo di peso al giorno (Lemke e altri, 2021); la dose media nel gruppo di 319 pazienti pubblicato nel 2022 era di circa 35.000 UI al giorno (Amon e altri, 2022). Per confronto, la dose giornaliera raccomandata per un adulto è 600-800 UI.
  • Il paratormone come guida: la dose non si regola sul valore della vitamina D nel sangue, che con queste quantità sale molto, ma sul paratormone (PTH), che scende quando la vitamina D fa effetto. L’obiettivo è portarlo al limite basso della norma.
  • Dieta senza latticini e alimenti arricchiti di calcio, per evitare che il calcio nel sangue salga troppo.
  • Almeno 2,5 litri d’acqua al giorno, per proteggere i reni.
  • Controlli periodici di calcio nel sangue e nelle urine delle 24 ore, creatinina e funzione renale, PTH.
Schema del protocollo Coimbra: dose regolata sul paratormone e quattro protezioni
Le quattro protezioni del protocollo: dieta senza latticini, acqua, esami del calcio, esami di reni e paratormone

Senza i controlli e la dieta, queste dosi sono pericolose.

4I risultati pubblicati

Lo studio pilota del gruppo Coimbra (2013): 9 pazienti con psoriasi e 16 con vitiligine, 35.000 UI al giorno per sei mesi con dieta povera di calcio. Tutti i pazienti con psoriasi sono migliorati sulla scala PASI; 14 su 16 con vitiligine hanno avuto una ripigmentazione tra il 25 e il 75%. Calcio e funzione renale sono rimasti normali (Finamor e altri, 2013). Limiti: pochi pazienti, nessun gruppo di confronto.

I dati di sicurezza (2022): 319 pazienti con malattie autoimmuni diverse, seguiti fino a tre anni e mezzo in un centro tedesco certificato per il protocollo. Su oltre 6.100 esami, calcio, creatinina e filtrazione renale sono risultati in media nella norma (Amon e altri, 2022). Limiti: è un’analisi della sicurezza, non dell’efficacia; non c’è un gruppo di confronto; il lavoro viene da un centro che applica il protocollo.

Gli studi indipendenti sulla sclerosi multipla non riguardano il protocollo Coimbra, ma dicono qualcosa sulle dosi alte:

  • SOLAR (2019): 14.000 UI al giorno aggiunte all’interferone per 48 settimane. Nessuna differenza nell’obiettivo principale (assenza di attività di malattia), ma un terzo di lesioni attive in meno alla risonanza (Hupperts e altri, 2019).
  • D-Lay MS (2025): 100.000 UI ogni due settimane (circa 7.000 al giorno) per due anni, come unica terapia, in persone al primo episodio tipico di sclerosi multipla. Attività di malattia nel 60% contro il 74% del placebo; meno lesioni nuove e meno lesioni attive alla risonanza; nessuna differenza significativa sulle ricadute cliniche. Nessun effetto avverso grave attribuito alla vitamina D (Thouvenot e altri, 2025).

In sintesi: le dosi alte, ma molto più basse di quelle del protocollo, riducono le lesioni visibili alla risonanza nella sclerosi multipla iniziale. Per le dosi del protocollo Coimbra mancano studi controllati.

5E la fibromialgia?

La fibromialgia non è una malattia autoimmune: dolore diffuso, stanchezza, sonno disturbato, senza un danno visibile nei tessuti. Il protocollo Coimbra non è stato studiato in questa condizione.

Negli ambienti della dieta chetocarnivora circola la tesi che la fibromialgia si possa curare con questa dieta e/o con l’ivermectina. Ecco cosa dicono gli studi su ciascuna strada.

  • Dieta chetogenica: risultati incoraggianti. Gli studi sono quattro, tutti italiani:
    • Istituto Ortopedico Rizzoli, Bologna (2023). 18 donne con fibromialgia e obesità, dieta chetogenica a bassissimo contenuto calorico per otto settimane, poi reintroduzione graduale dei carboidrati. Il punteggio del questionario sulla fibromialgia (FIQ, da 0 a 100) è sceso da 62 a 37 dopo quattro settimane ed era ancora a 39 dopo venti, con la dieta ormai lasciata. Il miglioramento era clinicamente rilevante in 14 pazienti su 18 e non dipendeva dai chili persi. Effetti collaterali lievi e passeggeri (Ciaffi e altri, 2023).
    • Università di Salerno e ospedale Moscati di Avellino (2024). Due gruppi di donne con fibromialgia: 22 con una dieta chetogenica di 45 giorni ricca di proteine e senza carboidrati, 12 con una dieta a basso indice glicemico. Nel primo gruppo sono migliorati i sintomi, il dolore, l’umore e i marcatori metabolici nel sangue e nelle urine (Castaldo e altri, 2024).
    • Stesso gruppo, fase successiva (2024). Dopo i 45 giorni di chetogenica, le pazienti sono passate alla dieta a basso indice glicemico per altri 45: i miglioramenti si sono mantenuti. Il gruppo che aveva seguito solo la dieta a basso indice glicemico per 90 giorni ha avuto benefici modesti, senza la scomparsa dei sintomi (Castaldo e altri, 2024b).
    • Stesso gruppo, flora intestinale (2025). Con la chetogenica sono calati i funghi intestinali (in particolare quelli del gruppo della Candida) e sono aumentati i batteri che producono butirrato, un grasso a catena corta che nutre le cellule dell’intestino. Il miglioramento dei sintomi andava di pari passo con questi cambiamenti, e solo nel gruppo chetogenico (Castaldo e altri, 2025).

    Come potrebbe funzionare: i corpi chetonici riducono la produzione di sostanze infiammatorie e l’infiammazione del sistema nervoso, migliorano il funzionamento dei mitocondri e cambiano la flora intestinale. Sono le stesse ipotesi con cui si spiega l’effetto della chetogenica in altre forme di dolore cronico; una revisione del 2026 sulle diete antinfiammatorie nella fibromialgia le considera promettenti ma ancora da confermare (Priya e altri, 2026).

    Grafico: punteggio FIQ 62 all'inizio, 37 a 4 settimane, 39 a 8 e a 20 settimane
    Il punteggio della fibromialgia nelle 18 pazienti del Rizzoli: da 62 a 39, anche dopo la reintroduzione dei carboidrati

    I limiti: gruppi piccoli, quasi solo donne, durata breve, nessuno studio in doppio cieco (con una dieta non è possibile). Sulla dieta chetocarnivora in senso stretto, cioè solo alimenti animali, non ci sono ancora studi: la chetogenica degli studi includeva verdure.

  • Ivermectina: nessuno studio. Su PubMed non risulta nessuna ricerca sull’ivermectina nella fibromialgia. In Italia è un farmaco su prescrizione; le formulazioni per animali non sono pensate per l’uomo.
  • Vitamina D, per completezza: gli studi controllati danno risultati discordanti. Una revisione di cinque studi trova un miglioramento del questionario sulla fibromialgia ma non del dolore (Qu e altri, 2022); uno studio messicano con 50.000 UI a settimana non trova differenze (Lozano-Plata e altri, 2021).

6Cosa manca

  • Uno studio controllato del protocollo, con un gruppo di confronto, su una malattia definita e con esiti misurati in modo indipendente.
  • Dati a lungo termine oltre i tre anni e mezzo, su reni, ossa e arterie.
  • La conferma dell’ipotesi della resistenza: se si potesse misurare chi è «resistente», si saprebbe a chi serve una dose alta e a chi no.

Il giudizio onesto, oggi: un razionale plausibile, risultati incoraggianti in gruppi piccoli e senza confronto, una sicurezza accettabile quando dieta e controlli sono seguiti, rischi seri quando non lo sono.

7Medici del protocollo nel Nord Italia

L’Associazione Italiana Protocollo Coimbra pubblica l’elenco dei medici formati dal professor Coimbra in Brasile che aderiscono al suo statuto. Al 5 novembre 2026 nell’elenco c’è un medico, nel Nord Italia:

  • Dott. Massimo Vincenti, nefrologo, presidente dell’associazione. Padova. Tel. 335 833 5256 · segreteria1@massimovincenti.it · massimovincenti.it

Il medico più vicino tra quelli che dichiarano di applicare il protocollo e che visitano anche online:

  • Dott.ssa Francesca Michelucci, medicina integrata, anestesia e terapia del dolore. Pisa (Centro Analisi Pratale, via di Pratale 16) e visite online. Tel. 351 311 0205 · dottfrancescamichelucci.it

L’elenco aggiornato è sul sito dell’associazione: associazioneitalianaprotocollocoimbra.it/medici-accreditati. PaleoSalus non ha rapporti con i medici indicati.

8Se se ne vuole parlare con il medico

  1. La mia malattia rientra tra quelle in cui il protocollo è stato usato e descritto?
  2. Lei o un collega applicate il protocollo con il controllo del PTH, del calcio nel sangue e nelle urine e della funzione renale?
  3. Con le terapie che seguo oggi ci sono interazioni o controindicazioni?
  4. Prima di cominciare: ho calcoli renali, malattie dei reni o delle paratiroidi, sarcoidosi, che rendono le dosi alte più rischiose?

Il protocollo si affianca alle terapie, non le sostituisce: qualunque cambiamento va deciso con il medico che segue la malattia.

Le fonti di questo articolo

Lemke D e altri, Vitamin D resistance as a possible cause of autoimmune diseases: a hypothesis confirmed by a therapeutic high-dose vitamin D protocol, Front Immunol 2021;12:655739. doi:10.3389/fimmu.2021.655739 · Amon U e altri, Safety data in patients with autoimmune diseases during treatment with high doses of vitamin D3 according to the “Coimbra Protocol”, Nutrients 2022;14(8):1575. doi:10.3390/nu14081575 · Finamor DC e altri, A pilot study assessing the effect of prolonged administration of high daily doses of vitamin D on the clinical course of vitiligo and psoriasis, Dermatoendocrinol 2013;5(1):222-234. doi:10.4161/derm.24808 · Hupperts R e altri, Randomized trial of daily high-dose vitamin D3 in patients with RRMS receiving subcutaneous interferon β-1a, Neurology 2019;93(20):e1906-e1916. doi:10.1212/WNL.0000000000008445 · Thouvenot E e altri, High-dose vitamin D in clinically isolated syndrome typical of multiple sclerosis: the D-Lay MS randomized clinical trial, JAMA 2025;333(16):1413-1422. doi:10.1001/jama.2025.1604 · Ciaffi J e altri, Efficacy, safety and tolerability of very low-calorie ketogenic diet in obese women with fibromyalgia: a pilot interventional study, Front Nutr 2023;10:1219321. doi:10.3389/fnut.2023.1219321 · Castaldo G e altri, Investigating the effectiveness of a carb-free oloproteic diet in fibromyalgia treatment, Nutrients 2024;16(11):1620. doi:10.3390/nu16111620 · Castaldo G e altri, The effectiveness of the low-glycemic and insulinemic (LOGI) regimen in maintaining the benefits of the VLCKD in fibromyalgia patients, Nutrients 2024;16(23):4161. doi:10.3390/nu16234161 (2024b) · Castaldo G e altri, Modulation of gut bacterial and fungal microbiota in fibromyalgia patients following a carb-free oloproteic diet, Microorganisms 2025;13(9):2069. doi:10.3390/microorganisms13092069 · Priya D e altri, Anti-inflammatory diets for chronic pain disorders with a focus on fibromyalgia: a narrative review, Cureus 2026;18(7):e112395. doi:10.7759/cureus.112395 · Qu K e altri, The efficacy of vitamin D in treatment of fibromyalgia: a meta-analysis of randomized controlled studies and systematic review, Expert Rev Clin Pharmacol 2022;15(4):433-442. doi:10.1080/17512433.2022.2081151 · Lozano-Plata LI e altri, Efficacy and safety of weekly vitamin D3 in patients with fibromyalgia: 12-week, double-blind, randomized, controlled placebo trial, Clin Rheumatol 2021;40(8):3257-3264. doi:10.1007/s10067-021-05640-8 · Hahn J e altri, Vitamin D and marine omega 3 fatty acid supplementation and incident autoimmune disease: VITAL randomized controlled trial, BMJ 2022;376:e066452. doi:10.1136/bmj-2021-066452

Contenuto informativo a scopo divulgativo. Non sostituisce il parere del medico. Se sta assumendo una terapia prescritta, non la modifichi e non la sospenda dopo aver letto un articolo.

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