Da qualche tempo circola un’idea che mette insieme argomenti che di solito si studiano separatamente: la pressione alta, l’invecchiamento, gli ormoni e il modo in cui il corpo gestisce alcuni minerali. Secondo questa tesi l’aumento della pressione sarebbe il primo vero segnale che l’organismo sta invecchiando, e le cause andrebbero cercate in tre punti: l’acido urico, l’equilibrio fra calcio e fosforo e il pregnenolone, un ormone che il corpo fabbrica a partire dal colesterolo.
In questo articolo la esaminiamo un passaggio alla volta, per capire quanto sono solide le prove dietro ciascuno. Un ragionamento di questo tipo sta in piedi solo se reggono tutti i suoi passaggi, e basta che uno ceda perché la conclusione vada rivista.
Tre strade, con prove di peso diverso
1. L’acido urico
L’acido urico si forma quando il corpo smonta le purine, sostanze contenute nel nucleo di tutte le cellule e quindi anche in diversi cibi. Viene eliminato soprattutto dai reni, con l’urina. Nel sangue ha anche una funzione utile, perché fa da antiossidante: aiuta cioè a neutralizzare molecole instabili che danneggiano le cellule.
Quando però resta alto per anni, la pressione tende a salire. Negli studi che hanno seguito le stesse persone nel tempo, l’acido urico alto compare prima della pressione alta.
Le spiegazioni proposte sono coerenti. L’acido urico in eccesso aumenta lo stress ossidativo (l’accumulo di quelle molecole instabili) e riduce l’ossido nitrico, un gas che il rivestimento interno dei vasi, l’endotelio, produce per far rilassare e allargare le arterie. Se le arterie si allargano meno e i reni lavorano peggio, il sangue incontra più resistenza e la pressione sale.
Che un valore alto venga prima della pressione alta non basta a dire che ne sia la causa.
Alcune persone nascono con varianti dei geni che tengono il loro acido urico più alto per tutta la vita: dovrebbero avere in media la pressione più alta, e gli studi più ampi non lo hanno trovato.
I farmaci che abbassano l’acido urico hanno fatto scendere la pressione negli adolescenti con ipertensione scoperta da poco, mentre negli adulti l’effetto è stato piccolo o nullo.
2. Calcio e fosforo
L’equilibrio fra calcio e fosforo riguarda le ossa, ma anche le arterie. Lo regolano la vitamina D e due ormoni: il paratormone (PTH), prodotto dalle paratiroidi, quattro piccole ghiandole vicino alla tiroide, e l’FGF23, una proteina prodotta dalle cellule dell’osso.
Quando questo equilibrio si altera, per esempio con troppo fosforo in circolo, il calcio può depositarsi nella parete delle arterie. Si parla di calcificazione vascolare, e l’arteria diventa rigida come un tubo di gomma invecchiato. A ogni battito il cuore spinge nelle arterie un’ondata di sangue: un’arteria elastica si allarga un poco e la assorbe, un’arteria rigida non ci riesce, e sale soprattutto la pressione massima. Questa capacità di allargarsi i medici la chiamano compliance.
Il rene regola sia questi minerali sia la pressione, quindi il collegamento è credibile, soprattutto in chi ha i reni che funzionano male o una carenza importante di vitamina D.
Calcio, fosforo, vitamina D e i due ormoni si influenzano a vicenda, e cambiare uno solo di questi valori non produce lo stesso effetto in tutti.
3. Il pregnenolone
Su questo punto la tesi è più debole. La base chimica è corretta: dal colesterolo il corpo ricava il pregnenolone, e dal pregnenolone, un passaggio dopo l’altro, il progesterone, il cortisolo, l’aldosterone e gli ormoni sessuali. Questa catena si chiama steroidogenesi, cioè produzione degli ormoni steroidei. È noto anche che alcuni farmaci per il colesterolo possono modificare di poco i livelli di questi ormoni.
Il ragionamento si inceppa nei passaggi successivi. Un colesterolo più basso nel sangue non significa che le ghiandole surrenali (le due piccole ghiandole sopra i reni) smettano di produrre ormoni: il colesterolo che serve possono fabbricarlo da sé, e dispongono di sistemi di compenso. Uno degli ormoni della catena, poi, è proprio l’aldosterone, che fa trattenere sale e acqua ai reni e in questo modo alza la pressione. Se il pregnenolone calasse davvero, in teoria calerebbe anche l’aldosterone, e la pressione tenderebbe a scendere.
Infine, non esistono studi sulle persone che mostrino che un pregnenolone basso provochi l’ipertensione essenziale, cioè la pressione alta per cui non si trova una causa precisa, che è la forma più comune. Per ora resta un’ipotesi di laboratorio.
In sintesi
La pressione alta è il primo segno dell’invecchiamento?
Presentarla così fa effetto, ma semplifica troppo. L’invecchiamento è fatto di molti processi diversi, fra cui il logorarsi del DNA, il calo di efficienza dei mitocondri (le centrali che producono energia dentro le cellule) e l’accumulo di cellule senescenti, che hanno smesso di dividersi ma restano nei tessuti. Questi processi vanno a velocità diverse nei vari organi della stessa persona.
La pressione alta è piuttosto un punto d’arrivo, in cui confluiscono il funzionamento dei reni, l’elasticità delle arterie, gli ormoni, il peso, la qualità del sonno e l’eredità genetica. Una volta comparsa, però, diventa a sua volta un acceleratore: mette sotto sforzo le arterie e le irrigidisce, e arterie più rigide fanno salire ancora la pressione. Va quindi considerata insieme conseguenza e causa dell’invecchiamento dei vasi.
Come leggere una tesi di questo tipo
Davanti a teorie che collegano molte cose fra loro aiutano tre domande.
Se le interessa il modo in cui scegliamo e leggiamo gli studi di cui parliamo, lo trova in Metodologie e ricerche. Sul rapporto fra valori di laboratorio e rischio abbiamo scritto anche la guida sul colesterolo.
Le fonti di questo articolo
Feig DI, Kang DH, Johnson RJ, Uric acid and cardiovascular risk, New England Journal of Medicine, 2008 · Feig DI, Soletsky B, Johnson RJ, Effect of allopurinol on blood pressure of adolescents with newly diagnosed essential hypertension, JAMA, 2008 · Palmer TM et al., Association of plasma uric acid with ischaemic heart disease and blood pressure: mendelian randomisation analysis of two large cohorts, BMJ, 2013 · Scialla JJ, Wolf M, Roles of phosphate and fibroblast growth factor 23 in cardiovascular disease, Nature Reviews Nephrology, 2014 · Miller WL, Auchus RJ, The molecular biology, biochemistry, and physiology of human steroidogenesis and its disorders, Endocrine Reviews, 2011 · López-Otín C, Blasco MA, Partridge L, Serrano M, Kroemer G, The hallmarks of aging, Cell, 2013, e Hallmarks of aging: an expanding universe, Cell, 2023.
Contenuto informativo a scopo divulgativo. Non sostituisce il parere del medico, e nessun valore di laboratorio va interpretato da solo. Se sta assumendo una terapia prescritta, non la modifichi dopo aver letto un articolo.
